Trauma ed elaborazione

Cosa significa elaborare un trauma?

Nel linguaggio clinico, elaborare non indica una singola operazione mentale o una tecnica precisa. Significa riconoscere un’esperienza, entrare in rapporto con le emozioni e i significati che porta con sé e integrarla progressivamente nella propria storia, perché possa cambiare il modo in cui viene vissuta nel presente.

Integrare l’esperienza

Il ricordo può restare. È il suo modo di stare nel presente che può cambiare.

Non cambiare ciò che è accaduto, ma trasformare il rapporto che abbiamo con ciò che è accaduto.

Elaborare non significa dimenticare, cancellare ciò che è successo o riuscire a raccontarlo senza provare nulla. Dopo un’esperienza traumatica, immagini, sensazioni corporee, emozioni, evitamenti o significati profondi su di sé e sugli altri possono continuare ad attivarsi come se il pericolo fosse ancora attuale.

Integrare significa poter mettere progressivamente in relazione ciò che è successo con il fatto che oggi quell’esperienza appartiene al passato. Il ricordo può continuare a essere triste o doloroso, ma perdere parte della capacità di travolgere, bloccare o restringere automaticamente le possibilità di scelta.

Non si tratta semplicemente di mettere un ricordo in ordine, come un documento in un archivio. Significa poterlo mettere in relazione con il resto di sé: ciò che è accaduto fa parte della propria storia, ma non esaurisce chi siamo né deve necessariamente determinare ciò che verrà.

Comprendere e trasformare

Capire non è ancora la stessa cosa di elaborare.

Comprendere razionalmente l’origine di una difficoltà può essere importante, ma non coincide necessariamente con un cambiamento emotivo. Una comprensione, anche corretta, può avere bisogno di essere ripresa e attraversata più volte prima di modificare davvero il modo in cui una persona sente, reagisce e sceglie.

Un esempio ipotetico

“So che le critiche mi fanno stare così male perché sono cresciuto sentendomi continuamente giudicato.”

Questa è una comprensione. Ma, quando riceve un’osservazione, quella persona potrebbe continuare a sentirsi completamente sbagliata, vergognarsi o reagire attaccando.

“Questa osservazione mi ferisce e riattiva qualcosa di familiare, ma non è una sentenza sul mio valore. Posso valutarla, essere in disaccordo o riconoscere un errore senza sentirmi interamente inadeguato.”

Non ha soltanto trovato una spiegazione: è cambiato il modo in cui attraversa quell’esperienza.

Che cosa può cambiare

L’elaborazione riguarda memoria, corpo, emozioni e significati.

Non esiste un unico segnale che dimostri che un trauma sia “risolto”. Il cambiamento può comparire in dimensioni diverse, con tempi differenti e senza seguire una sequenza uguale per ogni persona.

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Memoria

Il ricordo può essere progressivamente ricollocato nel passato e perdere parte della capacità di irrompere nel presente come se ciò che è accaduto stesse accadendo di nuovo.

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Corpo

Le reazioni corporee possono perdere parte della loro automaticità: il sistema di allarme non deve attivarsi ogni volta con la stessa intensità.

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Emozioni

Paura, rabbia, vergogna o colpa possono diventare più riconoscibili e tollerabili, senza dover essere eliminate per poter stare nel presente.

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Significati

Possono modificarsi convinzioni nate allora. Le rappresentazioni di sé, degli altri e del mondo possono diventare meno rigide, più contestualizzate e più adattive.

Alcuni esempi di cambiamento

“Sono in pericolo”“Ora sono al sicuro”
“È colpa mia”“Non dipendeva da me”
“Non ho scelta”“Ora posso scegliere”
“Non valgo nulla”“Ho valore”
“Non merito amore”“Merito di essere amato”
“Sono sbagliato”“Posso essere accolto”

In alcuni casi il cambiamento assume formulazioni ancora più personali, per esempio: “Ho fatto ciò che potevo con le risorse che avevo allora”.

Questi passaggi sono esempi, non obiettivi prestabiliti. Il significato dell’esperienza e il modo in cui è stata organizzata nella propria storia restano centrali.

Il tempo dell’elaborazione

Non è un processo lineare e non richiede di forzare il ricordo.

Avvicinarsi troppo rapidamente a un’esperienza può essere poco utile quando mancano ancora sufficienti risorse per restare in contatto con ciò che emerge. In altri momenti, invece, evitare costantemente ogni attivazione può mantenere la sensazione che quel materiale sia ancora ingestibile.

Il lavoro consiste anche nel trovare una distanza possibile: abbastanza vicina da permettere un’elaborazione, abbastanza sicura da non trasformare la terapia in una nuova esperienza di sopraffazione. Una delle funzioni dello psicoterapeuta è aiutare a modulare questa distanza, accompagnando il processo verso una misura sostenibile e un ritmo sufficientemente sicuro.

Non è necessario rivivere tutto con la stessa intensità perché qualcosa possa cambiare.

Il lavoro in psicoterapia

Prima della tecnica viene la comprensione della persona.

Il modo di lavorare dipende dalla storia, dal tipo di esperienza, da ciò che oggi crea difficoltà e dalle risorse disponibili. Non ogni trauma richiede lo stesso percorso, né lo stesso metodo.

Una cornice più ampia

Comprendere ciò che è accaduto e ciò che tende a ripetersi

Nella prospettiva psicodinamica e psicoanalitica, elaborare riguarda i ricordi ma anche conflitti, difese, modi di proteggersi e modalità relazionali che possono ripresentarsi nel presente e, talvolta, anche nella relazione terapeutica. Nella tradizione psicoanalitica questo processo viene descritto anche con il termine perlaborazione: ciò che viene riconosciuto e compreso deve poter essere ripreso, attraversato e progressivamente assimilato nel tempo, perché non continui semplicemente a ripetersi nello stesso modo.

Metodi integrati

Quando indicato, lavorare in modo più diretto su memoria e attivazione

Strumenti come EMDR e psicoterapia sensomotoria possono essere utilizzati in alcune fasi del percorso. L’EMDR può essere uno strumento importante nel lavoro sul trauma e al servizio di una più ampia psicoterapia.

L’elaborazione non coincide con una singola interpretazione, con uno sfogo emotivo o con l’applicazione automatica di una tecnica.

Più libertà nel presente

Elaborare non significa necessariamente non soffrire più.

Un ricordo può continuare a fare male senza avere lo stesso potere di organizzare il presente. Per questo la domanda non è soltanto “Mi fa ancora male?”, ma anche:

“Che cosa posso fare, sentire e scegliere adesso, anche in presenza di quel dolore?”

Elaborare è rendere un’esperienza più pensabile, emotivamente sostenibile e integrata, così da poter rispondere al presente con maggiore libertà invece di essere costretti a ripetere sempre la stessa risposta.

Il primo passo

Iniziare da un primo colloquio

Non è necessario sapere già con precisione quale percorso intraprendere o riuscire a spiegare perfettamente ciò che sta accadendo. Il primo incontro serve a comprendere la richiesta e valutare insieme se una psicoterapia possa essere utile.

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