Di cosa mi occupo

Difficoltà simili possono avere radici e significati molto diversi.

A volte è un sintomo a portare in terapia. Altre volte è un pensiero che continua a tornare, un’emozione intensa, una sensazione del corpo o qualcosa che si ripete nelle relazioni e nella propria vita. La psicoterapia parte da ciò che sta accadendo, senza ridurre la persona a una diagnosi o a un elenco di sintomi.

La persona prima della categoria

Il sintomo è importante. Ma non racconta, da solo, tutta la storia.

Un sintomo può essere vissuto soprattutto come un problema da ridurre, ma può anche diventare un segnale: un punto di accesso per comprendere qualcosa che sta accadendo. Il lavoro non si ferma alla sua forma visibile, ma cerca di capire in quale contesto emerge, che cosa esprime e come si intreccia con la storia della persona.

Due persone possono presentare la stessa difficoltà e viverla per ragioni molto diverse. Per questo considero le categorie cliniche come punti di orientamento, non come definizioni della persona. Il lavoro consiste nel comprendere come quella difficoltà si è costruita, quale funzione ha assunto e che cosa continua a mantenerla nel presente.

Aree cliniche

Alcune aree da cui può prendere avvio una psicoterapia.

Le aree possono sovrapporsi. Un attacco di panico può comparire dentro una fase di crisi; una difficoltà relazionale può intrecciarsi a una storia traumatica o a una regolazione emotiva fragile.

01

Trauma

Trauma ed esperienze che continuano a pesare

Eventi traumatici circoscritti, esperienze ripetute, trauma relazionale, trascuratezza e situazioni vissute come minacciose o sopraffacenti possono lasciare tracce che continuano a riattivarsi nel presente.

Il lavoro può riguardare ricordi, reazioni corporee, emozioni, convinzioni su di sé e modalità relazionali che non hanno ancora trovato un’integrazione sufficiente.

02

Ansia e paure

Ansia, attacchi di panico e paure

Stati d’ansia persistenti, angoscia, paura della paura, evitamenti e fobie possono restringere progressivamente la vita quotidiana. A volte il problema appare improvviso; altre volte è presente da molto tempo ed è diventato quasi un modo abituale di stare nel mondo.

La terapia può aiutare a comprendere che cosa attiva l’allarme, ridurre gli evitamenti e costruire una maggiore capacità di attraversare le sensazioni e le situazioni temute.

03

Regolazione emotiva

Fragilità e regolazione emotiva

Per alcune persone le emozioni possono diventare rapidamente travolgenti; per altre è difficile riconoscerle, esprimerle o fidarsi di ciò che sentono. Rabbia, vergogna, paura, frustrazione o vulnerabilità possono risultare difficili da tollerare.

Il lavoro terapeutico mira a sviluppare maggiore stabilità senza appiattire l’esperienza emotiva: imparare a riconoscere ciò che accade, restare presenti e trovare modalità meno rigide per regolarlo.

04

Relazioni

Relazioni e dipendenza affettiva

Si può soffrire per relazioni nelle quali diventa difficile mantenere i propri confini, per la paura dell’abbandono, per un bisogno costante di conferme o per la sensazione di ritrovarsi ripetutamente dentro legami dolorosi.

La psicoterapia può aiutare a riconoscere i modelli che si ripetono, comprendere che cosa si cerca o si teme nella vicinanza e costruire un modo più libero di stare in relazione con gli altri e con se stessi.

05

Depressione e crisi

Depressione, vuoto e momenti di crisi

La sofferenza può presentarsi come perdita di energia e motivazione, ritiro, senso di vuoto, difficoltà a progettare il futuro oppure come la sensazione che la propria vita si sia fermata o abbia perso significato.

Non sempre una crisi coincide con una depressione. Può anche emergere nei passaggi di vita, nelle separazioni, dopo una perdita o quando il modo in cui si è vissuto fino a quel momento non sembra più sostenibile.

06

Ossessioni e controllo

Pensieri ossessivi e bisogno di controllo

Pensieri intrusivi o ricorrenti, dubbi persistenti, rituali, rimuginio e difficoltà a tollerare l’incertezza possono occupare molto spazio mentale e rendere difficile fidarsi delle proprie decisioni.

Il lavoro non riguarda soltanto il contenuto dei pensieri, ma anche il rapporto che si costruisce con il dubbio, con l’errore, con la responsabilità e con il bisogno di sentirsi completamente al sicuro.

Quando non c’è un nome preciso

Ci si può sentire bloccati anche quando è difficile dare un nome a ciò che accade.

Può essere difficile capire ciò che si desidera, prendere decisioni importanti, sentirsi abbastanza definiti, riconoscere i propri bisogni o dare una direzione alla propria vita. A volte si avverte semplicemente che qualcosa continua a ripetersi e limita le proprie possibilità.

In questi casi il punto di partenza può essere proprio questa sensazione ancora poco chiara. Dare forma all’esperienza è già una parte del lavoro.

Storia personale e costruzione dell’identità

Il punto di partenza

Comprendere che cosa sta succedendo, prima di decidere come lavorarci.

Non è necessario arrivare al primo colloquio sapendo già quale sia il problema o quale metodo possa essere più adatto. I primi incontri servono a comprendere la richiesta, la storia della difficoltà e le risorse disponibili, per valutare insieme la direzione del percorso.

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