Ciò che è accaduto
Paura, minaccia, violenza, umiliazione, esclusione, imprevedibilità o relazioni nelle quali la vicinanza è stata associata a pericolo, vergogna o perdita di sicurezza.
Trauma ed elaborazione
Un trauma può essere legato a un evento riconoscibile, vissuto direttamente o al quale si è assistito. Può anche essere connesso a esperienze ripetute, relazionali o a condizioni nelle quali sono mancate protezione, sicurezza e possibilità di essere aiutati a regolare ciò che si provava.
Non è l’evento, da solo, a definire il trauma. È importante comprendere come l’esperienza sia stata vissuta, quali risorse fossero disponibili allora e in che modo continui, eventualmente, a influenzare emozioni, corpo, relazioni e senso di sé.
Comprendere il trauma
La parola trauma viene usata spesso per indicare esperienze molto diverse tra loro. In psicoterapia è utile conservarne la specificità: una perdita, una separazione, un conflitto o un periodo difficile possono provocare una sofferenza intensa senza costituire necessariamente un trauma.
Un’esperienza può diventare traumatica quando, in quel momento, supera la possibilità di essere affrontata e integrata con le risorse disponibili. Anche assistere direttamente a un evento gravemente minaccioso o violento che coinvolge un’altra persona può risultare traumatico: non è necessario esserne la vittima diretta. Ciò che è accaduto può allora continuare a presentarsi nel tempo attraverso reazioni automatiche, immagini, emozioni, sensazioni corporee, evitamenti o significati profondi su di sé e sugli altri.
Questo non significa che ogni reazione successiva debba essere letta come un disturbo. Il punto è comprendere se e quanto quell’esperienza continui oggi a limitare libertà, sicurezza, relazioni o possibilità di scelta.
Non sempre c’è un singolo evento
Esperienze prolungate o ripetute possono lasciare una traccia meno immediatamente riconoscibile di un singolo evento, ma incidere profondamente sul modo di sentirsi, proteggersi e stare nelle relazioni.
Paura, minaccia, violenza, umiliazione, esclusione, imprevedibilità o relazioni nelle quali la vicinanza è stata associata a pericolo, vergogna o perdita di sicurezza.
Protezione, presenza, cura, rispecchiamento, conforto, sostegno o la possibilità di affidarsi a qualcuno capace di aiutare a comprendere e regolare esperienze troppo intense.
Espressioni come trauma relazionale, complesso o evolutivo aiutano a descrivere situazioni nelle quali non esiste necessariamente un unico episodio da isolare. Il lavoro riguarda allora anche le modalità che si sono organizzate nel tempo per adattarsi, proteggersi e mantenere i legami.
Le tracce nel presente
Non esiste una sola risposta al trauma. Alcune persone rivivono con intensità ciò che è accaduto; altre si allontanano dalle emozioni, evitano situazioni o si accorgono soprattutto di ciò che succede nel corpo o nelle relazioni.
Ricordi intrusivi, immagini, sogni o situazioni che riattivano improvvisamente una parte dell’esperienza.
Paura, rabbia, vergogna, colpa o stati di allarme che possono apparire sproporzionati rispetto a ciò che accade nel presente.
Tensione, blocco, agitazione, accelerazione o altre reazioni corporee che possono anticipare la possibilità di dare parole a ciò che si sta vivendo.
Difficoltà a fidarsi, sentirsi al sicuro nella vicinanza, riconoscere i propri bisogni o costruire un’immagine di sé sufficientemente stabile.
Questi segnali non dimostrano da soli la presenza di un trauma e possono avere origini differenti. La valutazione clinica serve proprio a evitare spiegazioni automatiche e a comprendere il significato che assumono nella storia della singola persona.
Elaborazione
Il passato rimane parte della propria storia, ma può smettere di occupare tutto il presente.
Elaborare un’esperienza significa poterla progressivamente collocare nella propria storia senza che continui a imporsi con la stessa intensità e automaticità. Il ricordo può restare doloroso, ma diventare più tollerabile; il corpo può non dover reagire ogni volta come se la minaccia fosse ancora attuale.
Possono modificarsi anche i significati costruiti allora: convinzioni su di sé, sugli altri, sulla sicurezza, sulla responsabilità o sulla possibilità di avere scelta. L’obiettivo non è cancellare ciò che è accaduto, ma aumentare la libertà con cui è possibile vivere il presente.
Cosa significa elaborare un trauma?Il lavoro terapeutico
Non esiste un metodo unico adatto a ogni storia traumatica. Prima di lavorare direttamente sui ricordi è importante comprendere la situazione attuale, le risorse disponibili, la capacità di regolazione e ciò che rende possibile sentirsi sufficientemente al sicuro nella relazione terapeutica.
Una cornice più ampia
La mia formazione psicodinamica e psicoanalitica orienta l’attenzione alla storia personale, alle relazioni, ai significati emotivi e alle strategie che nel tempo hanno aiutato a proteggersi ma che oggi possono essere diventate rigide o limitanti.
Metodi integrati
Quando sono indicati, integro strumenti specifici per l’elaborazione e la regolazione, tra cui EMDR e psicoterapia sensomotoria. CFT e mindfulness possono inoltre sostenere il lavoro su vergogna, autocritica, consapevolezza e capacità di restare in contatto con l’esperienza.
L’EMDR può essere uno strumento importante nel lavoro sul trauma e al servizio di una più ampia psicoterapia. Quando indicato, può essere utilizzato in determinate fasi del percorso, all’interno di un lavoro costruito sulla persona, sulla sua storia e sulle risorse disponibili. Non viene applicato automaticamente a una diagnosi.
Il primo passo
Non è necessario sapere già con precisione quale percorso intraprendere o riuscire a spiegare perfettamente ciò che sta accadendo. Il primo incontro serve a comprendere la richiesta e valutare insieme se una psicoterapia possa essere utile.
Studio di psicoterapia a Milano · Ricevo su appuntamento