Paura, evitamento e possibilità di scelta

Fobie e paure specifiche: comprendere la paura e tornare ad attraversare ciò che si evita.

Avere paura non significa avere una fobia. La paura ci protegge e orienta. Diventa un problema quando un oggetto o una situazione attivano un allarme così intenso da rendere necessario evitare, fuggire o affrontare soltanto con particolari condizioni di sicurezza, restringendo progressivamente ciò che la persona sente di poter fare.

Comprendere

La paura è una risposta di protezione. Una fobia restringe la vita intorno alla necessità di evitare.

Non tutte le paure sono patologiche. È possibile temere un animale, un volo, un’altezza o una procedura medica senza che questo costituisca una fobia.

Clinicamente diventano importanti soprattutto l’intensità della paura, la sua persistenza, il grado di evitamento e quanto interferisce con la vita quotidiana. Nelle fobie specifiche l’oggetto o la situazione temuti tendono ad attivare rapidamente paura o ansia; vengono evitati oppure sopportati con un disagio intenso e la reazione risulta sproporzionata rispetto al pericolo reale e al contesto.

Il punto non è stabilire se una paura sia “razionale” in senso assoluto. Anche situazioni generalmente sicure possono contenere una quota reale di rischio. Diventa più utile chiedersi quanto l’allarme sia calibrato sulla situazione e quanto, invece, la necessità di proteggersi stia restringendo ciò che è possibile fare.

Non tutte le paure intense sono fobie specifiche

Paura sociale, agorafobia, ossessioni, panico e risposte legate a esperienze traumatiche possono produrre evitamenti molto forti, ma non coincidono necessariamente con una fobia specifica. Comprendere che cosa viene realmente temuto è parte della valutazione.

Paure diverse

Oggetti simili possono essere temuti per ragioni molto differenti.

Dire “ho paura dell’aereo” o “ho paura dell’ascensore” descrive soltanto una parte dell’esperienza. Il significato della paura e ciò che la persona cerca di evitare possono essere molto diversi.

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Animali e ambiente

Insetti, cani, serpenti, temporali, acqua o altezze possono attivare una risposta di allarme molto rapida, anche prima che sia possibile riflettere pienamente sulla situazione.

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Situazioni

Aereo, ascensore, tunnel, guida o altri contesti possono essere temuti per il pericolo percepito, ma anche per la sensazione di essere intrappolati, perdere il controllo o non poter uscire.

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Procedure e corpo

Dentista, esami medici, aghi, sangue o ferite possono coinvolgere paura del dolore, dell’invasione, della perdita di controllo o delle sensazioni corporee associate.

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Altre paure circoscritte

Vomito, soffocamento, rumori, determinati alimenti o altre situazioni possono organizzare paure molto specifiche. La forma visibile della fobia non permette da sola di ricostruirne il significato.

Una risposta particolare

Le fobie di sangue, iniezioni e ferite possono presentare una risposta fisiologica diversa da molte altre fobie.

In alcune persone, dopo una prima fase di attivazione, può verificarsi un calo della pressione arteriosa e, in alcuni casi, della frequenza cardiaca, con maggiore tendenza allo svenimento. Quando questo accade, il lavoro può richiedere accorgimenti specifici, come tecniche di tensione muscolare applicata, oltre alla normale gradualità dell’esposizione.

Evitamento e sicurezza

Il problema dell’evitamento è che protegge subito e insegna poco su ciò che sarebbe accaduto restando.

Evitare può essere la scelta più comprensibile quando la paura è molto alta. Il sollievo immediato, però, rende più probabile utilizzare di nuovo la stessa strategia e lascia poche occasioni per aggiornare la previsione di pericolo.

Anticipazione

La sola idea di incontrare ciò che si teme può aumentare attenzione e allarme molto prima della situazione reale.

Allarme

Il corpo si prepara alla protezione e la paura rende più disponibili immagini, ricordi e previsioni coerenti con il pericolo atteso.

Protezione

Evitare, fuggire, controllare, affrontare soltanto accompagnati o utilizzare particolari “sicurezze” riduce rapidamente il disagio.

Conferma

Il sollievo rafforza la strategia e diventa difficile scoprire che la situazione potrebbe essere affrontata anche con meno protezioni e con una paura tollerabile.

Quando la paura si allarga

L’evitamento può estendersi progressivamente a situazioni simili.

Una paura inizialmente molto circoscritta può generalizzarsi. Chi teme un particolare ascensore può iniziare a evitare tutti gli ascensori; chi ha avuto molta paura durante un volo può diventare sensibile anche a aeroporti, turbolenze previste, viaggi lontani o situazioni nelle quali sente di non poter controllare l’uscita. Non accade sempre, ma quando accade la vita può restringersi molto più della paura originaria.

L’obiettivo non è affrontare tutto senza paura. È creare condizioni in cui la paura possa essere presente senza trasformarsi in un terrore che rende impossibile restare, osservare e imparare qualcosa di nuovo.

Da dove nasce una fobia?

Non è necessario trovare un singolo episodio che spieghi tutto.

Alcune paure si organizzano dopo un’esperienza diretta molto spaventosa: un incidente, una morsicatura, un volo difficile, una procedura medica dolorosa. In altri casi la persona ha osservato la paura di qualcuno importante, ha ricevuto informazioni minacciose o ha progressivamente imparato a trattare una situazione come pericolosa.

Possono contribuire anche predisposizioni individuali, sensibilità all’allarme, periodi di maggiore vulnerabilità o combinazioni di fattori che non lasciano un ricordo originario preciso.

In alcune storie una paura specifica può intrecciarsi con esperienze traumatiche; in molte altre no. Non avere un ricordo che spiega la fobia non rende meno reale la paura e non impedisce di lavorarci.

Comprendere l’origine può essere utile quando aiuta il lavoro. Ma non è sempre necessario ricostruire una causa perfetta prima di poter costruire esperienze differenti nel presente.

Il lavoro in psicoterapia

Avvicinarsi gradualmente a ciò che si teme per costruire un’esperienza diversa.

La terapia non consiste nel convincere razionalmente una persona che “non deve avere paura”. L’apprendimento cambia soprattutto quando la persona può fare esperienza, in condizioni sufficientemente sostenibili, di qualcosa che prima sembrava impossibile attraversare.

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Comprendere che cosa viene temuto

Prima di lavorare sull’esposizione è importante capire che cosa rende quella situazione minacciosa: danno fisico, perdita di controllo, intrappolamento, sensazioni corporee, vergogna, ricordi o altre conseguenze anticipate.

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Costruire esposizioni sostenibili

L’esposizione può essere organizzata in modo graduale e collaborativo. Non serve aspettare l’assenza di paura, ma neppure spingere la persona dentro un terrore ingestibile. La quantità di attivazione deve permettere orientamento, permanenza e nuovo apprendimento.

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Ridurre progressivamente le sicurezze

Alcuni comportamenti rendono possibile iniziare ad affrontare una situazione; altri, se diventano indispensabili, possono impedire di scoprire ciò che la persona sa realmente tollerare. Il lavoro valuta quando una protezione è ancora utile e quando può essere ridotta.

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Lasciare spazio a un nuovo apprendimento

La paura appresa non viene semplicemente cancellata. Nuove esperienze possono costruire apprendimenti alternativi: “posso avere paura e restare”, “posso non controllare tutto”, “il mio corpo può attivarsi e poi tornare a regolarsi”.

Realtà virtuale

Quando utile, la VR può rendere alcune esposizioni più accessibili e modulabili.

La realtà virtuale può essere utilizzata, in casi selezionati, per lavorare su paure come volo, altezze, ascensori, spazi chiusi o altre situazioni difficili da riprodurre facilmente nello studio. Permette di graduare alcuni elementi dell’esperienza e di ripeterli all’interno di un percorso psicoterapeutico più ampio.

Non sostituisce automaticamente l’esperienza nel mondo reale e non è necessaria per tutte le fobie. È uno strumento possibile, scelto quando aggiunge qualcosa al lavoro.

Quando la fobia è fortemente legata a un’esperienza traumatica, possono trovare spazio anche EMDR o psicoterapia sensomotoria; quando sono centrali conflitti, significati relazionali o una più ampia organizzazione della paura, il lavoro psicodinamico può aiutare a comprenderne la funzione. Gli strumenti vengono integrati in funzione della persona, non applicati automaticamente al nome del problema.

Il cambiamento non consiste nel garantire che non avremo mai più paura. Consiste nell’ampliare ciò che possiamo fare anche quando una quota di paura è presente.

Il primo passo

Iniziare da un primo colloquio

Non è necessario sapere già con precisione quale percorso intraprendere o riuscire a spiegare perfettamente ciò che sta accadendo. Il primo incontro serve a comprendere la richiesta e valutare insieme se una psicoterapia possa essere utile.

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