Trauma, emozioni e corpo

Trauma e regolazione emotiva: quando è difficile restare dentro ciò che si prova.

Dopo esperienze vissute come sopraffacenti, alcune persone possono attivarsi molto rapidamente; altre possono sentirsi spente, distanti o poco in contatto con ciò che provano. Regolare non significa reprimere le emozioni o controllarle perfettamente: significa poter restare sufficientemente presenti, riconoscere ciò che accade e recuperare margine di scelta.

Comprendere

Regolare un’emozione non significa impedirle di esistere.

L’obiettivo non è sentire meno, ma poter sentire senza essere ogni volta travolti, bloccati o costretti a prendere distanza da ciò che accade.

La regolazione emotiva riguarda la possibilità di riconoscere un’attivazione, darle un significato, modularne l’intensità e recuperare una condizione in cui sia nuovamente possibile pensare, scegliere e restare in relazione.

Dopo alcune esperienze traumatiche questa possibilità può diventare più fragile. Un segnale di pericolo può attivare risposte molto intense prima ancora che la persona riesca a comprendere pienamente che cosa sta succedendo; in altri momenti può prevalere una sensazione di spegnimento, distanza o immobilità.

Questo non significa che ogni emozione intensa, oscillazione o difficoltà di regolazione derivi da un trauma. Le stesse manifestazioni possono avere origini differenti e acquistano significato soltanto dentro la storia della singola persona.

L’attivazione

L’esperienza può diventare troppo intensa, troppo distante o oscillare tra estremi.

Non esiste un’unica risposta alle esperienze traumatiche. Il sistema può organizzarsi aumentando l’allarme, riducendo il contatto con ciò che accade oppure passando rapidamente da una condizione all’altra.

01

Iperattivazione

Ansia, paura, irritabilità, accelerazione dei pensieri, tensione o bisogno di controllare possono comparire rapidamente e rendere difficile recuperare una sensazione di sicurezza.

02

Spegnimento

In altri momenti può prevalere una riduzione dell’energia, della presenza o della capacità di sentire. Immobilità, vuoto o distanza possono avere anche una funzione protettiva quando l’attivazione sarebbe altrimenti troppo intensa.

03

Distanza dall’esperienza

Emozioni, sensazioni o parti dell’esperienza possono diventare difficili da riconoscere o sembrare poco accessibili. In alcune situazioni può comparire anche una qualità dissociativa, con forme e intensità molto diverse.

04

Oscillazioni

Attivazione e spegnimento non sono necessariamente condizioni separate. Alcune persone possono passare rapidamente da un forte allarme a una sensazione di distacco, oppure sperimentare combinazioni meno nette.

Il corpo

La regolazione non avviene soltanto attraverso i pensieri.

Il corpo partecipa continuamente al modo in cui percepiamo sicurezza, minaccia e possibilità di agire. Imparare a riconoscere alcuni segnali corporei può aiutare a cogliere prima ciò che sta accadendo, senza trasformare ogni sensazione in un sintomo da controllare.

Segnali precoci

Respiro, tensione, postura, calore, freddo, peso, agitazione o cambiamenti nell’attenzione possono precedere una consapevolezza più chiara dell’emozione.

Orientamento

Riconoscere dove ci si trova, che cosa sta accadendo ora e quali possibilità sono disponibili può aiutare a distinguere il presente da ciò che il corpo sta anticipando.

Impulsi e azione

Avvicinarsi, allontanarsi, immobilizzarsi, proteggersi o cercare aiuto possono essere tendenze corporee importanti da comprendere, non soltanto comportamenti da correggere.

Recupero

Regolarsi comprende anche poter tornare, dopo un’attivazione, a una condizione più stabile. Non richiede calma permanente, ma maggiore possibilità di movimento tra stati diversi.

Le reazioni corporee non dimostrano da sole la presenza di un trauma. Possono avere molte origini e vanno comprese nel contesto della persona, della sua storia e della situazione attuale.

Regolarsi insieme

La regolazione si costruisce anche nella relazione.

Durante lo sviluppo molte capacità di riconoscere ciò che si prova, ritrovare sicurezza e attraversare emozioni intense vengono inizialmente sostenute dalla relazione con chi si prende cura del bambino. Si parla di eteroregolazione e coregolazione: la presenza, la voce, lo sguardo e la risposta dell’altro contribuiscono a modulare l’esperienza.

Nel tempo alcune di queste funzioni possono essere progressivamente interiorizzate e sostenere l’autoregolazione. Quando invece l’altro è stato poco disponibile, imprevedibile o esso stesso fonte di allarme, alcune persone possono aver imparato a regolarsi soprattutto attraverso il controllo, l’autosufficienza, la distanza o altre strategie necessarie in quel contesto.

Questo non significa diventare completamente autosufficienti. Anche nell’età adulta la possibilità di ritrovare stabilità può essere favorita da relazioni sufficientemente sicure: regolarsi significa anche poter utilizzare la presenza dell’altro quando serve, senza dipenderne rigidamente né doverne fare sempre a meno.

Il lavoro in psicoterapia

Ampliare la possibilità di restare presenti, senza forzare la calma.

Il lavoro non consiste nel rendere ogni emozione facilmente gestibile. Può significare riconoscere prima i segnali di attivazione, comprendere che cosa li rende così intensi e costruire modi più flessibili per attraversarli senza perdere completamente contatto con sé, con l’altro o con il presente.

01

Riconoscere e dare significato

Parole, emozioni, sensazioni corporee, immagini e impulsi possono essere osservati insieme. Comprendere le connessioni con la storia personale aiuta a non ridurre la regolazione a un esercizio di autocontrollo.

02

Costruire possibilità diverse

Quando indicato, il lavoro può integrare attenzione al corpo, psicoterapia sensomotoria, EMDR, mindfulness o altri strumenti all’interno di una psicoterapia più ampia. La tecnica viene scelta in funzione della persona, del momento del percorso e delle risorse disponibili.

Il primo passo

Iniziare da un primo colloquio

Non è necessario sapere già con precisione quale percorso intraprendere o riuscire a spiegare perfettamente ciò che sta accadendo. Il primo incontro serve a comprendere la richiesta e valutare insieme se una psicoterapia possa essere utile.

Studio di psicoterapia a Milano · Ricevo su appuntamento