Esperienza
Un evento o una sequenza di esperienze possono essere stati vissuti con paura, impotenza, vergogna, dolore o altre risposte difficili da integrare.
EMDR, memoria ed elaborazione
A volte il punto di partenza è un ricordo preciso. In altri casi sono un’emozione difficile da spiegare, una reazione corporea, un’immagine, una convinzione su di sé o una situazione che continua a ripetersi. Il lavoro può aiutare a riconoscere connessioni con esperienze precedenti che la persona non aveva ancora considerato rilevanti e, quando indicato, a rielaborarle.
Comprendere
EMDR significa Eye Movement Desensitization and Reprocessing. È un approccio psicoterapeutico strutturato che comprende valutazione, preparazione, individuazione dei target, rielaborazione, lavoro sulle convinzioni associate, attenzione alle risposte corporee e rivalutazione nel tempo.
Durante alcune fasi vengono utilizzate forme di stimolazione bilaterale, spesso movimenti oculari alternati, ma anche tapping o stimoli uditivi. Sono una componente caratteristica del metodo, ma l’EMDR non coincide con la sola stimolazione bilaterale.
Nel lavoro terapeutico vengono osservati insieme immagini, emozioni, sensazioni corporee, pensieri, convinzioni e impulsi d’azione. Il ricordo o l’esperienza associata viene avvicinato mantenendo contemporaneamente un contatto sufficiente con il presente.
La direzione del lavoro non è quindi eliminare il passato, ma favorire una diversa integrazione dell’esperienza, così che ciò che è accaduto possa smettere di imporsi nel presente con la stessa intensità e con lo stesso bisogno di protezione.
Che cosa non fa
L’EMDR non cancella un ricordo e non ha lo scopo di far dimenticare ciò che è accaduto; né serve a dimostrare se un evento incerto sia realmente avvenuto. Ciò che emerge in seduta viene trattato come esperienza soggettiva della persona, non come una prova storica.
Non sempre si parte da un ricordo
Una persona può arrivare in terapia per un problema del presente senza avere alcun ricordo particolare in mente. Può accadere, per esempio, che una separazione attivi una paura molto intensa di essere abbandonati, che una critica provochi improvvisamente vergogna o senso di inadeguatezza, oppure che una situazione apparentemente ordinaria produca una risposta corporea difficile da comprendere.
Nel corso della valutazione possono emergere collegamenti con esperienze precedenti che fino a quel momento non erano state considerate in relazione al problema attuale. Non significa necessariamente “recuperare un ricordo nascosto”: significa riconoscere associazioni e continuità che prima non erano evidenti.
Il punto di partenza può essere un problema del presente. Le esperienze da rielaborare possono diventare più chiare nel corso del lavoro.
Adaptive Information Processing
Una persona può conoscere perfettamente ciò che le è accaduto e continuare tuttavia a reagire come se una parte dell’esperienza non fosse ancora pienamente collocata nel passato.
Un evento o una sequenza di esperienze possono essere stati vissuti con paura, impotenza, vergogna, dolore o altre risposte difficili da integrare.
Nel presente possono riattivarsi immagini, convinzioni, sensazioni corporee, emozioni o impulsi collegati a quelle esperienze.
Il modello AIP ipotizza che alcune informazioni disturbanti restino insufficientemente integrate con altre informazioni più adattive disponibili.
Il lavoro mira a favorire nuove connessioni e una diversa collocazione dell’esperienza, così che il presente possa essere distinto più chiaramente da ciò che appartiene al passato.
L’AIP è il modello teorico di riferimento dell’EMDR. È utile come cornice clinica, ma non va confuso con una descrizione neurobiologica definitiva di ciò che accade nel cervello.
Un percorso strutturato
Le fasi descrivono la struttura del metodo. Il tempo necessario per ciascuna può variare molto da persona a persona e alcune fasi possono richiedere più sedute.
Si raccolgono la storia, i problemi attuali, le risorse e le possibili esperienze collegate. Si definiscono obiettivi e priorità.
Si costruiscono comprensione del metodo, alleanza terapeutica, capacità di orientarsi e strumenti per affrontare l’attivazione che può emergere.
Si individua il ricordo o la situazione su cui lavorare insieme alle immagini, convinzioni, emozioni e sensazioni corporee associate.
Il target viene rielaborato con stimolazione bilaterale mentre si osservano i cambiamenti che emergono nell’esperienza.
Si rafforza una prospettiva più adattiva e coerente con ciò che la persona può riconoscere oggi di sé e dell’esperienza.
Si osserva se nel corpo restano tensioni o altre risposte collegate al target e, quando necessario, vengono incluse nel lavoro.
Ogni seduta viene conclusa prestando attenzione al ritorno al presente e alla stabilità sufficiente, anche quando il lavoro non è terminato.
Nelle sedute successive si verifica ciò che è cambiato, che cosa resta attivo e quali passi possono essere utili nel percorso.
La rielaborazione è soltanto una parte dell’EMDR. Preparazione, scelta dei target, ritmo del lavoro e capacità di restare sufficientemente presenti sono altrettanto importanti.
Memoria, corpo e presente
Sapere razionalmente che qualcosa è finito non significa che tutte le risposte emotive, corporee e relazionali si siano già aggiornate.
Un’esperienza può presentarsi attraverso immagini nitide, frammenti, sogni o momenti che ritornano involontariamente.
Possono restare pensieri come “non sono al sicuro”, “è colpa mia”, “non posso fidarmi” o “non ho scelta”, anche quando oggi la situazione è diversa.
Paura, vergogna, rabbia, nausea, tensione, accelerazione, immobilità o altre sensazioni possono riattivarsi rapidamente.
Durante il lavoro è importante poter riconoscere che ciò che viene avvicinato oggi accade in una relazione e in condizioni differenti da quelle originarie.
Rielaborare non significa stabilire che “non è successo niente”. Significa poter ricordare o riconoscere ciò che è accaduto senza che il presente debba continuare a organizzarsi come se stesse accadendo ancora.
Evidenze e ambiti di utilizzo
L’EMDR è incluso nelle principali linee guida internazionali per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico (PTSD). È uno dei trattamenti psicologici trauma-focused per i quali esiste un ampio corpo di studi clinici.
L’EMDR è stato studiato e viene utilizzato anche in altri problemi clinici, soprattutto quando esperienze stressanti o traumatiche hanno un ruolo significativo. La quantità e la qualità delle evidenze, tuttavia, non sono uguali per tutte le condizioni.
Altri ambiti studiati
Questi ambiti non hanno tutti lo stesso livello di evidenza e l’indicazione dipende dalla storia e dal problema della singola persona.
Anche il meccanismo preciso attraverso cui le diverse componenti dell’EMDR contribuiscono al cambiamento continua a essere studiato. I movimenti oculari e le altre forme di stimolazione bilaterale sono parte del protocollo, ma non è scientificamente corretto ridurre l’intero metodo a una singola spiegazione neurobiologica già definitivamente dimostrata.
Una buona indicazione non nasce dalla domanda “posso fare EMDR?”, ma dall’incontro tra il problema della persona, la sua storia, le risorse disponibili e il momento del percorso terapeutico.
Non sempre si comincia dal ricordo più difficile
Quando la storia è complessa, l’attivazione è molto intensa o le risorse di regolazione sono fragili, procedere rapidamente verso le esperienze più disturbanti non è necessariamente utile.
Può essere necessario lavorare prima sulla possibilità di orientarsi, riconoscere segnali corporei e recuperare un margine di regolazione quando l’attivazione aumenta.
La sicurezza non è soltanto una tecnica di preparazione. Anche prevedibilità, fiducia, possibilità di fermarsi e condivisione del ritmo fanno parte del trattamento.
Non sempre il ricordo apparentemente “peggiore” è il punto migliore da cui iniziare. La sequenza viene costruita sulla persona e sul suo percorso.
L’EMDR può essere utilizzato in alcune fasi e non in altre. Il metodo deve adattarsi al lavoro clinico, non il lavoro clinico al protocollo in modo rigido.
Nel mio modo di lavorare
Nel mio studio di psicoterapia a Milano utilizzo l’EMDR, quando indicato, dentro una cornice terapeutica più ampia, attenta alla storia personale, alle relazioni, alle emozioni, al corpo e al modo in cui la persona ha imparato a proteggersi.
Il target non viene considerato separatamente dalla persona. Comprendere relazioni, difese, significati e modalità di regolazione aiuta a collocare il lavoro sul trauma dentro una storia.
Quando utile, l’EMDR può integrarsi con una prospettiva sensomotoria e con un’attenzione specifica a sensazioni, impulsi d’azione, immobilità e altre risposte corporee.
Non sempre il lavoro riguarda soltanto elaborare qualcosa che è accaduto. A volte la terapia deve anche favorire modalità di regolazione, fiducia e relazione che non hanno potuto svilupparsi sufficientemente in precedenza.
Ci possono essere sedute in cui l’EMDR è centrale e altre in cui non viene utilizzato. La tecnica resta al servizio del percorso e degli obiettivi condivisi.
Il punto non è applicare una tecnica a un trauma. È comprendere di che cosa quella persona ha bisogno perché ciò che continua ad attivarsi possa trovare una collocazione diversa nel presente.
Il primo passo
Non è necessario sapere già con precisione quale percorso intraprendere o riuscire a spiegare perfettamente ciò che sta accadendo. Il primo incontro serve a comprendere la richiesta e valutare insieme se una psicoterapia possa essere utile.
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