Consultazione e percorso
Psicoterapia a Milano: trovare un punto da cui iniziare.
Si può arrivare con un sintomo preciso, una crisi, una difficoltà che continua a ripetersi oppure con la sensazione che qualcosa non funzioni più come prima. Non è necessario sapere già quale sia il problema o quale metodo possa essere più adatto.
I primi colloqui servono a comprendere ciò che sta accadendo e a valutare se e come costruire insieme un percorso.
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Da dove si comincia
Si può iniziare anche da ciò che è ancora difficile nominare.
In alcuni momenti il motivo per chiedere aiuto appare riconoscibile: l’ansia occupa troppo spazio, l’umore si abbassa, una relazione fa soffrire oppure un’esperienza continua a tornare. In altri è più difficile dire che cosa non vada. Si può avvertire un blocco, una distanza da sé stessi o il peso di una quotidianità che sembra ripetersi sempre uguale, senza disporre ancora di parole capaci di spiegarlo.
Una domanda di psicoterapia può partire da entrambe le condizioni. Il racconto non deve essere completo e il problema non deve essere già tradotto in una diagnosi. Anche esitazioni, contraddizioni e parti ancora confuse possono trovare posto nei primi incontri.
Questo non significa presumere che ogni difficoltà richieda una psicoterapia. Significa prendersi il tempo per comprendere quanto si sta male, che cosa è diventato difficile, quali condizioni contribuiscono alla sofferenza e quali risorse sono ancora disponibili.
I primi colloqui
Capire se e come lavorare insieme fa parte della consultazione.
La consultazione iniziale è uno spazio in cui cominciare a dare forma alla richiesta, raccogliere gli elementi necessari e valutare se una psicoterapia possa essere indicata. Allo stesso tempo, consente alla persona di conoscere lo psicoterapeuta e il suo modo di lavorare e di capire se vi siano le condizioni per intraprendere insieme un percorso.
Ciò che accade ora
Si cerca di comprendere che cosa ha portato a chiedere aiuto: da quanto tempo la difficoltà è presente, con quale intensità si manifesta e quali conseguenze ha sulla vita quotidiana, sulle relazioni e sul lavoro.
La storia e il contesto
Entrano gradualmente nel colloquio gli aspetti della storia personale che possono essere rilevanti, insieme alle condizioni di vita, ai legami e alle risorse presenti.
La possibilità di lavorare insieme
Si considera ciò che la persona spera possa cambiare e si verifica se il modo di incontrarsi, parlare e comprendere rende possibile costruire una relazione di lavoro.
Il terapeuta può fare domande, proporre prime ipotesi e verificare con la persona se ciò che sta comprendendo corrisponda alla sua esperienza. Non si tratta di condurre un interrogatorio né di ricondurre il racconto a uno schema. La consultazione richiede in genere più incontri, perché sia possibile dare il giusto spazio alle storie e ai vissuti che emergono. Inoltre, una parte del lavoro e del pensiero avviene tra un colloquio e l’altro, quando ciò che è stato detto può continuare a essere elaborato e possono maturare nuove rappresentazioni.
La consultazione non obbliga a iniziare una terapia. Può concludersi con una proposta di lavoro, con l’indicazione di un approfondimento oppure con la valutazione che, in quel momento, sia più utile un altro tipo di aiuto.
Costruire il percorso
Una psicoterapia non segue un copione già scritto, ma non è neppure uno spazio senza direzione.
Quando emerge un’indicazione alla psicoterapia, viene formulata una prima proposta. Modalità, frequenza e obiettivi iniziali vengono condivisi in relazione alla situazione, senza promettere tempi di guarigione o di conclusione che difficilmente possono essere definiti fin dall’inizio.
Una prima direzione
Si definisce ciò su cui appare importante lavorare e la cornice necessaria per farlo. La direzione orienta il percorso senza chiuderlo a ciò che potrà emergere.
Il lavoro nelle sedute
Trovano spazio ciò che accade nel presente, i ricordi, le emozioni, i pensieri, le relazioni e, quando è utile, l’esperienza corporea. Il terapeuta ascolta, pone domande e propone collegamenti da verificare insieme.
La vita fuori dalla stanza
Quanto viene compreso in seduta resta in relazione con ciò che cambia, o continua a essere difficile, nella vita quotidiana. Nuove possibilità hanno bisogno di essere riconosciute anche nell’esperienza.
Il percorso prende forma nell’incontro tra una direzione condivisa e ciò che, nel tempo, la persona riesce a sentire, comprendere e fare proprio.
Nel mio modo di lavorare
Parola, relazione, corpo e memoria possono entrare nello stesso percorso.
La formazione psicodinamica e psicoanalitica costituisce la base del mio lavoro. All’interno di questa cornice integro prospettive e strumenti differenti quando possono aiutare ad avvicinarsi meglio alla difficoltà portata dalla persona.
Parola, storia e relazione
La cornice psicodinamica e psicoanalitica aiuta a mettere in relazione la difficoltà attuale, la storia personale e ciò che tende a ripetersi, anche nell’incontro terapeutico.
Psicoterapia psicodinamica e psicoanalitica →Corpo, emozioni e movimento
Gli strumenti sensomotori permettono di ascoltare anche il modo in cui l’esperienza si manifesta nelle sensazioni, nella postura e nelle intenzioni di movimento.
Psicoterapia sensomotoria →Memoria ed elaborazione
L’EMDR può essere integrato quando esperienze dolorose continuano a riattivarsi nel presente attraverso ricordi, emozioni, convinzioni o risposte corporee.
EMDR →Non tutti questi strumenti vengono utilizzati in ogni terapia e non è necessario scegliere in anticipo una tecnica. Nel percorso possono trovare posto anche la Compassion Focused Therapy, la mindfulness e, in situazioni specifiche, la realtà virtuale. La loro utilità viene valutata rispetto al lavoro complessivo, senza sostituire la relazione terapeutica con l’applicazione di un metodo.
Conosci il mio approccioVerificare il percorso
Anche l’utilità della terapia può essere pensata insieme.
Nel corso del lavoro si può tornare sugli obiettivi iniziali, su ciò che sta cambiando e su ciò che rimane doloroso o difficile da affrontare. Ciò su cui si lavora può precisarsi, perché una comprensione più profonda della situazione modifica anche le domande con le quali si era iniziato.
Fasi di stallo, dubbi o incomprensioni non devono restare fuori dalla seduta. Poter dire che qualcosa non convince, che il lavoro sembra fermo o che non ci si è sentiti compresi permette di valutarne insieme il significato e le conseguenze, senza attribuirne automaticamente la responsabilità alla persona.
Anche la conclusione merita di essere preparata e pensata. Non richiede che la vita sia diventata priva di difficoltà, ma che quanto è stato costruito possa essere riconosciuto e portato con sé oltre la terapia.
Il cambiamento può mostrarsi anche nello spazio che torna disponibile per sentire, scegliere, entrare in relazione e usare risorse che prima rimanevano bloccate.
Lo studio
In studio a Milano e online.
Via Volterra 24, Milano
Ricevo persone adulte su appuntamento. Gli incontri possono svolgersi in studio oppure online; la modalità viene concordata considerando le esigenze pratiche e ciò che appare più adatto al percorso.
- Destinatari
- Adulti
- Modalità
- In studio e online
- Accesso
- Su appuntamento
Primo colloquio
Un primo incontro per capire se possiamo lavorare insieme.
Puoi scrivermi per raccontare brevemente che cosa ti porta a chiedere un colloquio. Ti risponderò personalmente per concordare l’incontro e darti le informazioni necessarie.
Studio di psicoterapia a Milano · Ricevo su appuntamento