Storia personale, relazioni e cambiamento

Psicoterapia psicodinamica e psicoanalitica: trovare senso partendo dalla parola.

A volte sappiamo descrivere ciò che ci fa stare male, ma continuiamo a ritrovarci nelle stesse difficoltà. Altre volte sentiamo un blocco, un vuoto o una fatica a riconoscere ciò che desideriamo. La psicoterapia può diventare uno spazio in cui dare forma a queste esperienze, comprenderne i legami con la propria storia e costruire modi diversi di vivere il presente.

Comprendere

Il sintomo è un punto di partenza. La persona ha una storia.

La psicoterapia psicodinamica nasce dalla tradizione psicoanalitica. Presta attenzione a emozioni, desideri, conflitti e modi di entrare in relazione, anche quando non sono pienamente consapevoli. Il lavoro collega ciò che accade oggi alla storia della persona e a ciò che emerge nell’incontro terapeutico.

Non sempre riusciamo a riconoscere che cosa ci spinge a reagire in un certo modo. Possiamo desiderare una relazione e temere la vicinanza, cercare autonomia e sentirci in colpa quando scegliamo per noi. Possiamo sapere di avere bisogno di aiuto e vivere il chiederlo come un fallimento.

Nel mio lavoro mi interessa comprendere queste tensioni insieme alla sofferenza concreta: quanto si sta male, che cosa è diventato difficile e quali risorse sono ancora disponibili. Dare significato a un sintomo non sostituisce l’attenzione alla sua intensità, alle condizioni di vita o agli aspetti medici quando sono rilevanti.

Psicodinamica, psicoterapia psicoanalitica e psicoanalisi

Sono termini collegati, ma non indicano sempre lo stesso assetto di lavoro. Condividono l’attenzione ai processi inconsci e alla relazione; possono differire per impostazione, frequenza e modalità degli incontri. Qui descrivo la cornice del mio lavoro psicoterapeutico: la forma del percorso viene definita nella consultazione, non dedotta soltanto dal nome dell’approccio.

Ciò che tende a ripetersi

Ciò che ci muove, ciò che ci trattiene.

Il lavoro può partire da una difficoltà ricorrente nelle relazioni, da una scelta che si rimanda o da una reazione che sorprende la persona stessa. Si cerca di capire che cosa accade, senza attribuirne in anticipo l’origine a un singolo evento.

Le relazioni

Ritrovarsi a chiedere continue conferme, adattarsi molto all’altro oppure allontanarsi appena nasce un legame può diventare un punto da esplorare: che cosa ci si aspetta e che cosa si teme nell’incontro?

I conflitti interiori

Desideri diversi possono tirare in direzioni opposte. Una scelta importante può fermarsi tra il bisogno di cambiare e il timore di perdere un legame, deludere qualcuno o non riconoscersi più.

Le modalità di protezione

Controllare, evitare, compiacere o tenere lontane alcune emozioni possono essere modi per proteggersi. In terapia cerco di comprenderne la funzione e il costo attuale, senza trattarli semplicemente come ostacoli da abbattere.

Il rapporto con sé stessi

Si può essere molto capaci e, nello stesso tempo, faticare a sentire ciò che si vuole. Dare spazio a bisogni, desideri e limiti aiuta a formulare domande che non riguardano soltanto ciò che ci si aspetta da sé.

Un esempio possibile

Una persona vorrebbe dire di no a una richiesta, ma accetta ancora una volta. Dopo si sente svuotata e arrabbiata con sé stessa. Nel lavoro possiamo chiederci che cosa immagina accadrebbe rifiutando: deludere, perdere affetto, diventare egoista? Questo esempio non ha una spiegazione unica. Il punto è avvicinarsi a ciò che rende così difficile una scelta apparentemente semplice.

La relazione terapeutica

Anche ciò che accade tra noi può diventare parte del lavoro.

Nella relazione con il terapeuta possono affacciarsi aspettative e timori presenti anche altrove: essere giudicati, dover dimostrare di migliorare, deludere, dipendere troppo oppure non essere compresi. In ambito psicoanalitico si parla anche di transfert per descrivere il riemergere, nel rapporto attuale, di modi di sentire e di vivere le relazioni.

Questo non rende ogni difficoltà una ripetizione del passato. Un’incomprensione può dipendere anche da qualcosa che il terapeuta non ha colto. Per me è importante che si possa parlarne, senza chiedere alla persona di considerare automaticamente giusta la mia lettura.

La relazione offre così un luogo nel quale osservare ciò che accade mentre accade: il bisogno di trattenere una protesta, il timore di esprimere un desiderio, la fatica di affidarsi. Sono esperienze da comprendere insieme, non prove di una teoria da confermare.

Potersi sentire in disaccordo, delusi o poco compresi e trovare parole per dirlo può essere una parte importante del percorso.

Comprendere e cambiare

Capire qualcosa di sé non significa ancora riuscire a vivere diversamente.

Riconoscere una dinamica può essere importante, ma non sempre basta a modificarla. Nel mio modo di lavorare la comprensione accompagna l’esperienza emotiva, la relazione e ciò che diventa possibile fare fuori dalla seduta.

Elaborare ciò che continua a pesare

Il lavoro può riguardare perdite, conflitti, vergogna o esperienze dolorose. Tornarci non significa ripetere soltanto un racconto: si cerca un modo diverso di sentire e pensare ciò che è accaduto, tenendo conto anche delle risorse disponibili oggi.

Costruire possibilità nuove

In alcune storie non c’è soltanto qualcosa da sciogliere: ci sono possibilità che hanno avuto poco spazio per svilupparsi. Riconoscere un bisogno, sostenere un limite, tollerare un conflitto o ricevere aiuto possono diventare esperienze nuove, da costruire gradualmente.

L’obiettivo non è tornare identici a prima, ma stare meglio e rendere possibile una vita nella quale ci si possa riconoscere di più.

Come si svolge il percorso

Un lavoro condiviso, con tempi e obiettivi da definire insieme.

Nel mio studio di psicoterapia a Milano si parte da una consultazione. Non è necessario arrivare con una diagnosi o con un racconto già ordinato: anche la difficoltà a capire che cosa non va può essere un punto da cui cominciare.

01

La consultazione

I primi colloqui servono a conoscere la situazione attuale, gli aspetti rilevanti della storia e ciò che si spera possa cambiare. La consultazione permette anche di valutare l’indicazione a una psicoterapia, senza rendere automatico l’avvio di un percorso.

02

Le sedute

Nel colloquio trovano spazio esperienze quotidiane, ricordi, emozioni, pensieri e, quando emergono, sogni o associazioni. Il mio compito è ascoltare, fare domande e proporre collegamenti da esplorare insieme. Si può parlare anche di ciò che appare confuso o difficile da dire.

03

Il percorso nel tempo

Frequenza, modalità e obiettivi vengono condivisi in base alla situazione. Nel corso del lavoro si torna su ciò che cambia, su ciò che resta faticoso e sull’utilità del percorso. Anche le fasi di stallo e la conclusione meritano uno spazio di confronto.

Nel mio modo di lavorare

Una base psicodinamica, aperta al corpo e all’esperienza.

La formazione psicodinamica e psicoanalitica è la base del mio modo di ascoltare e comprendere. Tengo insieme la difficoltà attuale, la storia personale, i legami e il modo in cui la persona ha imparato a proteggersi, cercando anche ciò che può ancora svilupparsi.

All’interno di questa cornice possono trovare posto, quando sono pertinenti, l’EMDR, la psicoterapia sensomotoria, la Compassion Focused Therapy e la mindfulness. In alcune situazioni utilizzo anche la realtà virtuale. Non sono alternative che la persona deve scegliere da sola: la loro utilità viene valutata rispetto al lavoro che stiamo facendo.

L’attenzione ai significati non esclude il corpo, così come uno strumento specifico non sostituisce la relazione. Quando il quadro lo richiede, valuto anche la collaborazione con altri professionisti. Il riferimento rimane ciò di cui quella persona ha bisogno, non l’applicazione di un metodo a ogni costo.

Il primo passo

Iniziare da un primo colloquio

Non è necessario sapere già con precisione quale percorso intraprendere o riuscire a spiegare perfettamente ciò che sta accadendo. Il primo incontro serve a comprendere la richiesta e valutare insieme se una psicoterapia possa essere utile.

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