Trauma, storia e relazioni

Trascuratezza: quando il peso è l’assenza.

Non sempre ciò che lascia una traccia è un evento preciso. A volte a pesare sono esperienze ripetute nelle quali sono mancate, in misura importante, cura, protezione, presenza, ascolto o sostegno adeguati ai bisogni della persona in quel momento della vita.

Comprendere la trascuratezza

È più difficile riconoscere ciò che non è accaduto.

L’assenza non lascia sempre un episodio da ricordare. Può lasciare un modo di stare con se stessi, con gli altri e con i propri bisogni.

Una persona può ricordare una storia apparentemente priva di eventi eclatanti e, allo stesso tempo, essere cresciuta con poca possibilità di sentirsi protetta, consolata, ascoltata o aiutata a comprendere ciò che provava. In altri casi possono essere mancate cure concrete, supervisione, continuità o attenzione a bisogni fisici e di sviluppo.

In letteratura la trascuratezza viene indicata anche con il termine inglese neglect. Non riguarda soltanto la dimensione emotiva: può riguardare una risposta insufficiente a bisogni fisici, emotivi, di protezione o di sviluppo, soprattutto quando la carenza è significativa o si ripete nel tempo. La trascuratezza emotiva è quindi una possibile forma del fenomeno, non il suo intero significato.

Parlare di trascuratezza non significa attribuire automaticamente una diagnosi né trasformare ogni imperfezione familiare in un trauma. Contano la durata, la ripetizione, l’età, i bisogni di quel momento, le risorse disponibili e la presenza o meno di altre relazioni capaci di offrire sostegno e protezione.

Per questo il significato di ciò che è mancato va compreso dentro la storia della singola persona, non ricavato da una lista astratta di carenze.

Una funzione evolutiva

Un bambino non cresce psicologicamente da solo.

Alcune capacità — riconoscere ciò che si prova, trovare conforto, sentirsi al sicuro, chiedere aiuto e progressivamente regolare le proprie emozioni — si costruiscono anche attraverso esperienze ripetute con chi si prende cura.

La prospettiva di Winnicott sottolinea che il bambino non può essere compreso psicologicamente al di fuori dell’ambiente di cura: è anche nello sguardo, nella presenza e nella risposta dell’altro che comincia a riconoscere i propri stati e a dare loro significato. Quando queste esperienze mancano in modo significativo e continuativo, può diventare necessario trovare altri modi per adattarsi.

Non solo trascuratezza emotiva

Può mancare qualcosa su piani diversi.

Le dimensioni possono sovrapporsi. Non tutte devono essere presenti e la loro importanza cambia in base alla fase della vita e al contesto in cui si verificano.

01

Cura

Bisogni concreti legati a salute, alimentazione, igiene, riposo o altre forme di accudimento possono ricevere un’attenzione insufficiente o discontinua.

02

Protezione

Può mancare una presenza adulta sufficientemente capace di proteggere, supervisionare, intervenire o rendere l’ambiente prevedibile e sicuro.

03

Presenza emotiva

Emozioni, paure, bisogni o successi possono trovare poco ascolto, rispecchiamento o conforto, lasciando la persona sola nel dare senso a ciò che vive.

04

Sostegno

Può essere carente l’aiuto necessario per orientarsi, imparare, affrontare passaggi evolutivi o affidarsi a qualcuno quando qualcosa diventa troppo difficile.

Le tracce nel presente

Ciò che è mancato può diventare difficile da chiedere, riconoscere o ricevere.

Non esiste un esito unico della trascuratezza. Le stesse esperienze possono avere effetti diversi e molte difficoltà simili possono avere origini differenti.

Bisogni

Può essere difficile accorgersi di avere bisogno di aiuto, dare valore ai propri segnali o chiedere qualcosa senza sentirsi eccessivi, deboli o di peso.

Relazioni

Affidarsi, aspettarsi continuità, tollerare la dipendenza reciproca o credere che l’altro possa esserci senza doverlo continuamente meritare può diventare complesso.

Emozioni e corpo

Emozioni e sensazioni corporee possono risultare poco riconoscibili, molto intense oppure tenute a distanza quando in passato mancava qualcuno capace di aiutarle a diventare comprensibili e tollerabili.

Senso di sé

Possono organizzarsi convinzioni come “non devo avere bisogno”, “non sono importante” o “devo cavarmela da solo”, che nel tempo finiscono per sembrare caratteristiche naturali della propria identità.

Questi elementi non dimostrano da soli una storia di trascuratezza. La valutazione clinica serve proprio a evitare spiegazioni automatiche e a comprendere il significato che assumono nella storia della persona.

Adattarsi a ciò che manca

Molte strategie nascono per funzionare in quel contesto.

Diventare molto autonomi, non chiedere, minimizzare il dolore, occuparsi degli altri, controllare l’ambiente o imparare a non aspettarsi troppo possono essere stati modi intelligenti di adattarsi a ciò che era disponibile.

Il problema non è che quelle strategie siano state “sbagliate”. È che possono continuare a organizzare il presente anche quando il contesto è cambiato e oggi esistono possibilità relazionali diverse.

Ciò che un tempo ha aiutato a non dipendere da ciò che mancava può, in seguito, rendere difficile ricevere ciò che oggi è disponibile.

Il lavoro in psicoterapia

Dare un nome a ciò che è mancato senza ridurre la propria storia a una mancanza.

Il lavoro non consiste nel costruire retrospettivamente una famiglia ideale, ma nel comprendere quali bisogni non hanno trovato risposta, come ci si è adattati e quali possibilità possono essere costruite nel presente.

Riconoscere

Comprendere ciò che è mancato e le strategie che ne sono derivate

Una prospettiva psicodinamica e psicoanalitica aiuta a collegare bisogni, difese, aspettative relazionali, emozioni e rappresentazioni di sé alla storia personale, osservando anche ciò che tende a ripresentarsi nella relazione con gli altri e, quando accade, nella relazione terapeutica.

Costruire

Fare esperienza di possibilità diverse nel presente

Il lavoro può riguardare il riconoscimento dei propri bisogni, la regolazione emotiva, la possibilità di chiedere e ricevere sostegno, la costruzione di confini e un rapporto con se stessi meno organizzato dalla vergogna, dall’autosufficienza obbligata o dall’idea di non meritare attenzione.

Una precisazione

Non tutto ciò che è mancato deve essere chiamato trauma.

Una mancanza può essere dolorosa, significativa o aver contribuito a organizzare alcune modalità di funzionamento senza per questo costituire necessariamente un trauma. La parola diventa utile solo quando aiuta a comprendere, non quando viene applicata automaticamente.

La domanda clinica rimane: che cosa ha significato quell’esperienza per quella persona, quali risorse erano disponibili allora e in che modo continua — se continua — a influenzare il presente?

Il primo passo

Iniziare da un primo colloquio

Non è necessario sapere già con precisione quale percorso intraprendere o riuscire a spiegare perfettamente ciò che sta accadendo. Il primo incontro serve a comprendere la richiesta e valutare insieme se una psicoterapia possa essere utile.

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