Trauma, attaccamento e sicurezza

Trauma relazionale: quando sicurezza e paura si intrecciano.

Nelle prime relazioni di cura la persona da cui il bambino dipende per protezione, conforto e regolazione può, in alcune situazioni, diventare anche fonte di paura, imprevedibilità o mancata protezione. Quando sicurezza e minaccia si concentrano nello stesso legame, l’esperienza può incidere profondamente sul modo in cui ci si organizza per stare con gli altri e con se stessi.

Comprendere

Non ogni relazione dolorosa è un trauma relazionale.

Nel trauma relazionale precoce il problema non riguarda soltanto ciò che accade: la fonte da cui dipendono sicurezza, protezione e regolazione può diventare anche fonte di paura.

In questa pagina uso il termine trauma relazionale soprattutto in senso evolutivo, per descrivere esperienze che si organizzano nelle relazioni di cura quando il bambino dipende da chi dovrebbe proteggerlo e, nello stesso tempo, può trovarsi esposto a paura, minaccia, imprevedibilità, intrusività o grave mancata protezione.

La specificità sta proprio nella dipendenza. Un bambino piccolo non può semplicemente sottrarsi a una relazione necessaria alla propria sopravvivenza e al proprio sviluppo. Può avere bisogno di avvicinarsi alla stessa persona da cui, in alcuni momenti, avrebbe bisogno di proteggersi.

Questo non significa che ogni incoerenza, conflitto o errore del caregiver produca un trauma. Contano intensità, ripetizione, possibilità di trovare protezione altrove, risorse individuali e qualità complessiva dell’ambiente di cura.

Un paradosso evolutivo

Quando avvicinarsi per sentirsi al sicuro e proteggersi dalla paura diventano esigenze difficili da conciliare.

Il bambino costruisce molte delle proprie capacità di regolazione dentro la relazione. Se la figura di riferimento è anche fonte di allarme, può diventare più difficile organizzare una risposta stabile e coerente alla vicinanza e al pericolo.

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Attaccamento e disorganizzazione

Quando il bisogno di cercare protezione e la necessità di difendersi dalla stessa figura entrano in conflitto, in alcuni casi possono emergere modalità disorganizzate di attaccamento. Non si tratta di un esito automatico né di una diagnosi, ma di una possibile risposta a una situazione relazionale difficile da organizzare.

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Dissociazione

Davanti a esperienze troppo intense e senza una via d’uscita praticabile, disconnettersi in parte da emozioni, sensazioni corporee o aspetti dell’esperienza può avere una funzione protettiva. Stati dissociativi possono comparire, con forme e intensità molto differenti, senza essere inevitabili.

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Allarme e regolazione

Imprevedibilità, rabbia, ritiro o minaccia possono rendere necessario monitorare continuamente l’altro. Il sistema di allarme può diventare particolarmente sensibile e la regolazione emotiva più dipendente dalla possibilità di anticipare ciò che sta per accadere.

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Mancata protezione

A volte la dimensione traumatica riguarda anche l’assenza di un adulto capace di vedere, credere, intervenire o offrire riparo. Ciò che non è stato fatto per proteggere può diventare parte importante dell’esperienza.

Le tracce nel presente

Le relazioni originarie possono essere lontane nel tempo e continuare a vivere nel presente.

Possono restare nelle rappresentazioni di sé e degli altri, nelle aspettative sulla relazione e nei modi impliciti con cui si anticipano vicinanza, distanza o pericolo. Le esperienze relazionali precoci non determinano un destino, ma possono contribuire a organizzare il modo in cui alcune situazioni vengono percepite e affrontate nelle relazioni successive.

Fiducia e vicinanza

La prossimità può essere desiderata e, nello stesso tempo, vissuta come rischiosa. Affidarsi può richiedere un controllo continuo dell’altro oppure diventare particolarmente difficile.

Confini e bisogni

Può essere difficile riconoscere ciò che si vuole, dire di no, chiedere aiuto, protestare o distinguere la responsabilità propria da quella dell’altro.

Allarme e corpo

Toni di voce, silenzi, distanze, espressioni o piccoli cambiamenti possono attivare risposte corporee rapide prima ancora che sia chiaro che cosa si sta temendo.

Senso di sé

Vergogna, colpa, indegnità o l’idea di essere troppo, sbagliati o difficili da amare possono diventare rappresentazioni profonde, anche quando non corrispondono alle possibilità del presente.

Questi elementi non dimostrano da soli la presenza di un trauma relazionale. Possono avere origini differenti e acquistano significato soltanto all’interno della storia della singola persona.

Adattarsi

Proteggersi può diventare un modo di stare nelle relazioni.

Prestare molta attenzione agli umori altrui, compiacere, non chiedere, diventare estremamente autonomi, allontanarsi prima di poter essere feriti o tollerare troppo pur di non perdere un legame possono essere modi appresi per ridurre il rischio.

Queste strategie non sono necessariamente segni di fragilità. In un certo momento possono avere avuto una funzione importante: conservare il legame, evitare conseguenze più pericolose, mantenere un margine di controllo o rendere più tollerabile una situazione dalla quale non era possibile uscire.

Ciò che allora proteggeva può diventare, nel presente, qualcosa che limita la libertà di scegliere come stare con gli altri.

Il lavoro in psicoterapia

Distinguere ciò che appartiene ad allora da ciò che può diventare possibile oggi.

Nel lavoro sul trauma relazionale non conta soltanto ricordare ciò che è accaduto. Diventa importante comprendere come quelle esperienze continuano a organizzare aspettative, difese, reazioni corporee e modi di entrare in relazione.

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Riconoscere ciò che si ripete

La cornice psicodinamica permette di osservare modalità relazionali che tendono a ripresentarsi e, quando accade, anche il modo in cui possono emergere nella relazione terapeutica. Comprenderle non significa attribuire ogni difficoltà al passato, ma aumentare la possibilità di distinguerlo dal presente.

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Costruire sicurezza, regolazione e scelta

Il lavoro può coinvolgere confini, corpo, regolazione emotiva, possibilità di chiedere e dire di no, riconoscimento dei propri bisogni e capacità di restare in relazione senza dover utilizzare automaticamente le stesse strategie che un tempo erano necessarie per proteggersi.

Il primo passo

Iniziare da un primo colloquio

Non è necessario sapere già con precisione quale percorso intraprendere o riuscire a spiegare perfettamente ciò che sta accadendo. Il primo incontro serve a comprendere la richiesta e valutare insieme se una psicoterapia possa essere utile.

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