Trauma, corpo e memoria

Il corpo e le esperienze traumatiche: quando il passato si riattiva nel presente.

Un’esperienza traumatica non riguarda soltanto ciò che ricordiamo o riusciamo a raccontare. Può continuare a presentarsi anche attraverso tensione, immobilità, accelerazione, sensazioni corporee o impulsi d’azione che si attivano rapidamente nel presente.

Comprendere

Un’esperienza non viene ricordata soltanto con le parole.

È riduttivo pensare a mente e corpo come a due archivi separati. Le esperienze vengono apprese e ricordate attraverso sistemi diversi ma continuamente interconnessi.

Dopo un’esperienza sopraffacente, qualcosa può riattivarsi prima che sia possibile riconoscerne chiaramente il significato. Un tono di voce, una distanza, un rumore, una postura, una situazione di vicinanza o un cambiamento improvviso possono essere percepiti come segnali di pericolo anche quando il contesto attuale è diverso.

La risposta può comparire come tensione, accelerazione, difficoltà a respirare liberamente, nausea, vuoto, immobilità, bisogno di allontanarsi oppure impulso a proteggersi. Alcune memorie possono essere implicite e manifestarsi attraverso sensazioni corporee, stati emotivi, immagini, risposte autonomiche, sistemi sensomotori e impulsi d’azione, senza presentarsi necessariamente come un ricordo narrativo consapevole.

Comprendere queste risposte significa metterle in relazione con la storia e con il presente, senza ridurre la persona né a ciò che è accaduto né a ciò che il corpo manifesta.

Un livello biologico

L’esperienza può lasciare tracce biologiche anche a livello cellulare, senza che queste coincidano con un ricordo autobiografico.

In biologia si parla di memoria cellulare quando cellule e tessuti modificano in modo relativamente stabile il proprio funzionamento in base a esperienze precedenti. Processi epigenetici, immunitari e metabolici possono contribuire a mantenere alcune di queste modificazioni.

Questo non significa che una cellula “ricordi” un evento traumatico nello stesso modo in cui una persona ricorda ciò che le è accaduto. Sono livelli differenti di memoria e adattamento biologico, che possono interagire con sistemi neurali, autonomici e corporei senza costituire un archivio autobiografico separato.

Risposte automatiche

Il corpo può reagire prima che sia chiaro che cosa sta succedendo.

Quando qualcosa viene percepito come rilevante per la sicurezza, alcune risposte possono organizzarsi molto rapidamente. Il punto non è eliminarle, ma riconoscere che cosa stanno cercando di fare e se sono ancora adeguate alla situazione presente.

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Allarme e mobilizzazione

Tensione, accelerazione, agitazione, aumento dell’attenzione o bisogno di controllare possono preparare all’azione prima ancora che il pericolo sia pienamente identificato.

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Immobilità e spegnimento

In alcune situazioni può prevalere il blocco, la riduzione dell’energia, il vuoto o una sensazione di distanza. Anche queste risposte possono avere avuto una funzione protettiva.

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Orientamento

Occhi, testa, postura e attenzione cercano continuamente informazioni sull’ambiente. Riconoscere dove ci si trova e che cosa sta realmente accadendo può aiutare a distinguere il presente da ciò che viene anticipato.

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Impulsi di protezione

Avvicinarsi, allontanarsi, respingere, immobilizzarsi, cercare aiuto o creare distanza possono essere tendenze corporee da comprendere, non soltanto comportamenti da correggere.

Nel presente

Il passato può farsi sentire come una risposta attuale, anche quando sappiamo di essere altrove.

Sapere razionalmente che una situazione è finita non significa che tutte le risposte corporee si siano già aggiornate. La distinzione tra “allora” e “ora” può diventare progressivamente più disponibile anche attraverso nuove esperienze di sicurezza e possibilità di scelta.

Respiro e tensione

Il respiro può accorciarsi, il corpo irrigidirsi o prepararsi all’azione senza che la persona abbia ancora dato un nome a ciò che sta provando.

Spazio e vicinanza

Distanza, prossimità, posizione dell’altro o possibilità di uscita possono assumere un peso particolare quando in passato la sicurezza è stata incerta.

Sensazioni e immagini

Pressione, peso, calore, freddo, vuoto o immagini improvvise possono accompagnare l’attivazione. Nessun singolo segnale permette da solo di ricostruirne l’origine.

Possibilità di scelta

Quando l’attivazione aumenta, il repertorio può restringersi. Ritrovare orientamento e margine di scelta può diventare una parte importante del lavoro.

Una precisazione

Non ogni sensazione corporea parla di trauma.

Dolore, tensione, stanchezza, agitazione, difficoltà respiratorie, disturbi gastrointestinali o altre sensazioni possono avere molte origini diverse. Una manifestazione corporea, da sola, non permette di stabilire che cosa l’abbia prodotta.

Quando un sintomo fisico è nuovo, persistente, intenso o preoccupante, una valutazione medica può essere importante. Il lavoro psicoterapeutico non sostituisce l’inquadramento sanitario quando è indicato.

Il corpo offre informazioni preziose, ma il loro significato emerge soltanto nel contesto della persona, della sua storia e della situazione presente.

Corpo e relazione

La sicurezza non è soltanto un pensiero: può diventare anche un’esperienza corporea condivisa.

Voce, ritmo, distanza, sguardo, prevedibilità e possibilità di dire di no partecipano al modo in cui una relazione viene percepita. Quando le relazioni originarie sono state anche fonte di paura o imprevedibilità, la vicinanza può attivare contemporaneamente desiderio di contatto e bisogno di protezione.

Una relazione sufficientemente affidabile può offrire nel tempo esperienze differenti: poter restare presenti senza essere invasi, prendere distanza senza perdere il legame, riconoscere un limite e vedere che viene rispettato.

Il corpo non deve essere convinto a sentirsi al sicuro: può avere bisogno di fare esperienza, gradualmente, di condizioni in cui sia possibile esserlo.

Il lavoro in psicoterapia

Il corpo può diventare una via di accesso, senza sostituire parole, significati e storia.

Il lavoro non consiste nel cercare sensazioni nascoste o nel forzare l’attivazione. Può significare imparare a riconoscere segnali, impulsi e cambiamenti corporei mentre si costruisce una comprensione più ampia di ciò che accade.

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Dare senso alla risposta

La cornice psicodinamica aiuta a collegare ciò che accade nel corpo a emozioni, relazioni, significati e strategie che si sono organizzate nel tempo. Il corpo non viene letto separatamente dalla storia della persona.

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Ampliare le possibilità

Quando indicato, il lavoro può integrare psicoterapia sensomotoria, EMDR, mindfulness o altre modalità attente al corpo per aumentare orientamento, regolazione e libertà di risposta nel presente.

Il corpo non sostituisce le parole: può diventare un altro modo per avvicinarsi a ciò che ancora non ha trovato una forma sufficientemente pensabile e condivisibile.

Il primo passo

Iniziare da un primo colloquio

Non è necessario sapere già con precisione quale percorso intraprendere o riuscire a spiegare perfettamente ciò che sta accadendo. Il primo incontro serve a comprendere la richiesta e valutare insieme se una psicoterapia possa essere utile.

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