Diventare sé stessi non significa scoprire un’essenza nascosta e immutabile, ma poter riconoscere e integrare aspetti diversi di sé dentro una storia che continua a evolvere.
Fin dalle prime relazioni impariamo qualcosa su ciò che possiamo sentire, mostrare, chiedere e aspettarci dagli altri. Essere visti, riconosciuti, contenuti e progressivamente lasciati liberi di differenziarsi contribuisce alla possibilità di costruire un senso di sé sufficientemente stabile e, nello stesso tempo, capace di cambiare.
Nel corso della crescita entrano poi esperienze, appartenenze, ruoli, desideri, fallimenti, scelte e trasformazioni del corpo. L’identità prende forma nell’incontro tra ciò che riceviamo, ciò che viviamo e il modo in cui riusciamo progressivamente a farne qualcosa di nostro.
Per questo una difficoltà identitaria non coincide necessariamente con il “non sapere chi si è”. Può riguardare il sentirsi poco definiti, cambiare molto a seconda della relazione, percepire i propri desideri come poco accessibili oppure vivere soprattutto attraverso aspettative, doveri e immagini di sé costruite per adattarsi.